a scoppio ritardato, sull’intervista di Alessandra Moretti

Ho riflettuto a lungo sull’intervista di Alessandra Moretti al Corriere della Sera, quella famosa in cui parla (anche) della frequenza con cui va dall’estetista. Non mi è stato subito chiaro che cosa mi avesse disturbato tanto.

Alla domanda dell’intervistatrice sulle sempre più numerose donne che rappresentano un’opportunità per la politica la Moretti ha risposto:

Io credo che questo è il nostro tempo. Io non voglio acquisire lo stile maschile nel fare politica. Voglio avere il mio stile femminile: la cura di me stessa, la voglia di essere sempre a posto. Questo è un quid in più.

La cura di sé non viene solo considerata come un elemento caratterizzante della donna: è anche l’aspetto peculiare della donna che fa politica (perché sì: la domanda era una domanda politica e non una semplice domanda di gossip).

Non mi piace nessuna di queste due cose.

Ci sono donne che, per le ragioni più disparate, non amano prendersi cura di sé. Lo fanno magari solo per le occasioni sociali, come lo farebbe un uomo?, e lo fanno a modo loro. Questo non le rende o non le fa sentire meno donne di chi sceglie di andare dall’estetista una volta a settimana: ogni donna scopre e interpreta la propria femminilità a suo modo, è e deve essere libera di farlo. E, anzi, un obiettivo della politica dovrebbe proprio essere quello di garantire a tutte le donne, che siano o meno belle, che siano o meno “ladylike”, di ottenere le pari opportunità lavorative e sociali che spettano loro: indipendentemente dal numero di cerette e dalla cura di sé che vogliono o possono mettere in campo.

Quella della Moretti era sicuramente una mossa elettorale, volta a far parlare di sé. Ma mi rattrista che, sgomberato il campo dalle varie veline berlusconiane, a proporre uno stereotipo così banale sia una parlamentare europea del mio partito.

Ed è al mio partito che vorrei sottoporre qualche domanda.

Perché a fare da “donna immagine” sono quasi sempre, e sempre di più, le donne più dichiaramente belle, che fanno della bellezza un loro punto di forza? Certo, in televisione bucano lo schermo: ma non ci sarà, ogni tanto, qualche donna meno “ladylike” a cui far fare interviste sul Corriere, a cui dare risonanza?

Non aiuterebbe, questo, anche le tante donne che non vogliono riconoscersi nel modello propugnato dalla Moretti, quelle che vivono se stesse in un modo diverso? Non permetterebbe di rendere più aperta l’immagine di donna che si propone alla società italiana?

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